Museo Regionale dell'Emigrazione dei Piemontesi nel Mondo

Conferenza: Percorsi transalpini

06/04/18

Il Museo Regionale dell'Emigrazione di Frossasco continua nel suo percorso di analisi dei flussi migratori. Venerdì 6 aprile, alle ore 21,00, vi aspettiamo per la conferenza dal titolo "Percorsi transalpini: l'immigrazione per scelta o per necessità tra passato e presente".
Alla serata parteciperanno tre relatori: Pier Paolo Viazzo, Enrico Camanni e Laura Fossati. Professore ordinario di Antropologia sociale nel Dipartimento di Culture, Politica e Società dell'Università di Torino, Viazzo si è a lungo occupato, in prospettiva storico-antropologica, delle relazioni fra ambiente, popolazione e struttura sociale in area alpina, delle forme di famiglia e parentela in Europa e nella regione mediterranea, di vecchie e nuove migrazioni. Enrico Camanni è scrittore, giornalista e alpinista italiano. Molto attivo sulle Alpi, dove ha aperto una decina di vie nuove e ripetuto circa cinquecento itinerari di roccia e ghiaccio, è stato membro del Gruppo Alta Montagna, istruttore della Scuola nazionale di Alpinismo Giusto Gervasutti e direttore della Scuola nazionale di Scialpinismo della Sucai Torino. Attraverso la passione per l'alpinismo, è approdato al giornalismo di montagna, alternando lo studio con il lavoro di redazione. Ha fondato il mensile ALP; dal 1999 al 2008 ha diretto la rivista internazionale di cultura alpina L'Alpe, nata da un accordo di cooperazione con il Musée Dauphinois di Grenoble; collabora con il quotidiano La Stampa, nelle pagine culturali e in cronaca; dirige il mensile Piemonte Parchi della Regione Piemonte. Infine Laura Fossati, laureata in Antropologia cultuale ed Etnologia, si dedica alla ricerca in ambito alpino e rurale concentrandosi sulle tematiche del patrimonio culturale, della pastorizia e della migrazione.
Il Museo Regionale di Frossasco propone un'analisi sul tema dei flussi migratori in area alpina non soltanto per motivi "geografici" - le Alpi occupano, infatti, il 54% del territorio piemontese -, ma anche per questioni di natura sociale. Negli anni del secondo dopoguerra, come lo stesso Nuto Revelli ci ricorda, le nostre montagne sono state oggetto di uno spopolamento dai toni drammatici, che in alcuni casi ha raggiunto le proporzioni di una vera e propria ecatombe. Nella contemporaneità si assiste al fenomeno inverso, sebbene il saldo migratorio sia decisamente negativo. Gli studi antropologici e sociologici su tale fenomeno sono quindi non solo molto frequenti, ma anche di grande attualità.
Enrico Camanni, nel suo intervento titolato "Montanari per nascita o per scelta" ci racconta di come oggi il precariato sia dappertutto, in centro e in periferia, in basso e in quota. L'equazione città -lavoro e montagna-svago si è fatta sempre più imperfetta. C'è chi scende in pianura per emanciparsi dal passato e chi sale in montagna a inventarsi un futuro. Chi sale è il "nuovo montanaro" che ha deciso liberamente di vivere in un ambiente difficile, spinto da una motivazione etica ed ecologica. è montanaro per vocazione, non per nascita o punizione. Probabilmente sarà l'unico abitante delle Alpi di domani.
Sul ripopolamento delle zone di montagna, sebbene con uno sguardo diacronico, si concentra anche Paolo Viazzo. Anche a suo modo di vedere, infatti, nella regione alpina si avvertono chiari sintomi di una ripresa demografica dovuta in gran parte all'insediamento di "nuovi montanari" . Ma quanto nuovo è il neopopolamento alpino? Se si guarda indietro fino al XVI secolo, sembra legittimo affermare che si tratti di un fenomeno inedito: casi di vera e propria immigrazione si riscontrano infatti quasi esclusivamente in località minerarie o, più recentemente, turistiche. Se però si estende lo sguardo al medioevo, allora lo spazio alpino si presenta come terra di immigrazione e neo-insediamento, ricordandoci - come usava ripetere Luigi Zanzi- che "nessun popolo è nato montanaro". Questa constatazione ci aiuta a riflettere su quanto sta avvenendo oggi nelle Alpi.
Laura Fossati continua nel solco tematico tracciato da Viazzo, proponendo una riflessione sulla storica emigrazione piemontese in Francia. L'antropologa riporta il caso di studio analizzato dal progetto "Gens de l'Ubaye, Gens du Piémont", il quale racconta - attraverso testimonianze, lettere ed immagini - i percorsi travagliati ed avventurosi dei "Piemontais" partiti per la Francia come stagionali e diventati col passare del tempo francesi e "ubayens" a tutti gli effetti. L'immigrazione italiana ha infatti segnato in maniera inconfutabile la storia sociale ed economica della Francia. Numerosissimi sono gli italiani che a partire dalla metà del'800 hanno scelto le regioni d'Oltralpe come meta privilegiata per il loro viaggio in cerca di fortuna. I piemontesi delle vallate del cuneese si sono diretti un massa verso la vicina valle dell'Ubaye, situata giusto aldilà della frontiera. Lì hanno costruito le loro famiglie e le loro "piccole fortune" fatte di tanto lavoro e di tanta fatica.
A conclusione dell'incontro, fissato per il 6 aprile alle 21,00 presso la sala conferenze dell'Ente, in piazza Donatori di Sangue 1- Frossasco, si lascerà spazio agli interventi da parte del pubblico.