Museo Regionale dell'Emigrazione dei Piemontesi nel Mondo

Corpi al lavoro. Il rapporto tra malattia ed emigrazione

05/09/20

Il Museo Regionale dell’Emigrazione procede con la sua opera di documentazione e analisi dell’emergenza sanitaria da COVID-19. Dopo il ciclo di incontri sul tema organizzato con l’Associazione “Pensieri in Piazza” e dopo la mostra “Confini. Ridisegniamo gli spazi ai tempi del Coronavirus”, questa volta la struttura ha inteso trattare l’argomento con un taglio storico. Un focus sul territorio, dunque, ma anche un’attenzione agli argomenti vicini alla mission della struttura. 

Il Coronavirus, come tutte le altre malattie, ha mostrato di non conoscere barriere: si è spostato attraversando oceani e ha azzerato qualsiasi tipo di appartenenza rendendoci tutti sue vittime potenziali. Allo stesso tempo, tuttavia, il trattato di Schengen sembrava essere un lontano ricordo, i confini regionali e comunali sono apparsi per mesi come delle vere e proprie barriere, tra queste ve n’erano anche di nuove, come quelle della porta di casa o del nostro balcone.

I confini sono stati tracciati e rimarcati, reinventati anche, dal COVID-19. Questi ultimi, soprattutto a livello nazionale, se sono tuttora solcati dai migranti contemporanei, erano attraversati anche durante il periodo della Grande Emigrazione italiana. Se sappiamo che il Coronavirus ha viaggiato di continente in continente, che ne era delle malattie di un tempo? Che peso avevano per l’esito del percorso migratorio? Vi erano misure di tutela dei migranti nei paesi di immigrazione o al ritorno in patria?

Ne parliamo con Augusta Molinari, Professoressa ordinaria di Storia presso l’Università di Genova, che è la più grande esperta di storia della sanità in Italia. L’incontro, fissato sabato 5 settembre alle ore 21,00, è organizzato negli spazi esterni del Museo in caso di bel tempo, diversamente sarete nostri ospiti nella sala conferenze. Il nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri autorizza gli incontri culturali anche negli spazi chiusi, purché vengano rispettate le norme volte ad evitare l’aumento dei contagi: indossare la mascherina, mantenere la distanza interpersonale di almeno un metro, disinfettare le mani. Consigliamo dunque la prenotazione all’evento (info@museoemigrazionepiemontese.org, 3711165506).

Augusta Molinari porrà l’accento su come, sebbene la malattia fosse un fattore determinante in relazione alla riuscita dei progetti migratori, solo raramente abbia trovato spazio nella pur vasta e qualificata storiografia sulle migrazioni storiche italiane. Questo perché la malattia dei migranti ha lasciato poche tracce. Il migrante ha nei paesi di destinazione la funzione di un “corpo al lavoro”, quando si ammala non ha assistenza perché diventa un corpo inutile. Uno spiraglio per cogliere le problematiche del rapporto migrazioni/malattia è fornito dalla pubblicista medica del primo Novecento e dalla documentazione sanitaria dei viaggi transoceanici dell’epoca, tra cui i giornali sanitari e di bordo. Da queste di fonti emergono informazioni utili per collocare la malattia  nel complesso delle problematiche migratorie: il carattere di patologia sociale di massa che nei paesi di immigrazione (in particolare Stati Uniti e Brasile) assumono alcune malattie (tra cui la tubercolosi e le alienazioni mentali); le dinamiche di espulsione attuate nei confronti dei migranti (come, ad esempio, respingimenti allo sbarco e rimpatri coatti); la mancanza da parte dello stato italiano di misure di tutela dei migranti sia nei paesi di immigrazione sia al ritorno in patria.

Si tratta di un approfondimento dunque importante, lontano dalla visione spesso edulcorata dell’emigrazione italiana all’estero e dalla retorica della costruzione di un futuro migliore. Eppure uno spunto di riflessione di grande attualità, in grado di gettare ponti tra passato e presente, fornire lenti nuove con cui osservare il momento attuale e le sue conseguenze.